Dialogore con Architetti

Intervista a Sergio Vicenzino, Direttore Vendite di Estel

Quali sono le capacità che una azienda di design deve mettere in gioco oggi per saper interpretare e implementare al meglio il lavoro di un architetto? Come ci si relaziona con il lavoro di un progettista, soprattutto nel caso di progetti di grandi dimensioni e complessità? Abbiamo chiesto a Sergio Vicenzino, direttore commerciale di Estel, di condividere la prospettiva di confronto e dialogo con cui è possibile costruire una solida relazione tra chi produce e chi progetta.

Far fronte alle richieste di un architetto con affidabilità ed esperienza è una delle capacità che internazionalmente vengono riconosciute solo a pochissimi produttori. E tra questi pochi, in particolare, i nomi del design italiano sono quelli che hanno saputo mettere a sistema i pregi e le qualità della filiera produttiva del territorio

Estel è certamente l’azienda con una delle più vaste e profonde esperienze in questo campo, avendo potuto misurare la propria capacità produttiva, nell’arco dell’ultimo ventennio, con commesse italiane e internazionali di grande complessità e caratterizzate da una particolare richiesta di customizzazione e gestione della commessa.

Case History
Quando è iniziata la transizione che ha portato la vostra azienda a corrispondere progetti di crescente complessità?

"Il primo progetto di questo tipo è stato con le Poste Italiane, quando questo istituto ha iniziato un rinnovamento storico, coinvolgendo 14000 uffici postali sparsi in tutta Italia. Era il 2000, e il progetto di Michele De Lucchi era rivoluzionario come criterio e format, per il layout previsto: l’agenzia si relazionava con una nuova attenzione al pubblico che si traduceva in un bancone reception che ha avuto bisogno di uno studio apposito per poter tradurre il disegno del progettista. Il nostro contributo importante è stato quello di identificare i tecnici e le aziende in grado di fornire in modo corretto un particolare con un piano di appoggio, fatto in acciaio inox, con incastri particolari. Lavorazioni che abbiamo saputo trovare e valorizzare sia al nostro interno che all’esterno, sempre sotto la guida costante dei nostri tecnici. Un lavoro che in totale è durato tre anni".

Quale pool di lavoro è importante mettere in campo?

"Il team di lavoro creato da Estel è composto dai nostri tecnici progettisti e informatici, dai nostri direttori di commessa, i quali agiscono dialogando sia con la fabbrica che con i partners, i fornitori e studi di progettazione. Sono queste connessioni che ci hanno permesso di dare negli anni un prodotto davvero in grado di rispettare il design dell’architetto, rientrare nei costi, assicurando la capacita produttiva ed organizzativa su scala industriale. Quando i numeri diventano importanti ne beneficiano la produzione e le economie di scala, si centrano gli obiettivi e si rispettano i tempi. E questi sono aspetti che molto spesso non sono completamente compresi dal committente più attento alla convenienza".

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Quindi c’è una dose di coinvolgimento personale nel progetto, in prima persona…

"Sicuramente. Ad esempio, c’è stato un progetto ancora più coinvolgente per noi sempre con De Lucchi, nel 2003, quando ha ridisegnato il format di Banca Intesa. In questo caso abbiamo ingegnerizzato i prototipi in modo da definire degli standard per la commessa. E’ stata la banca stessa ad incaricarci di sviluppare lo studio per industrializzare i prodotti disegnati per le loro agenzie, con le nostre schede tecniche hanno poi proseguito il processo di gara. In questo caso è stata proprio la nostra expertise, la capacita di interpretare il disegno e dare risposte che tengano conto di normative, funzionalità, budget, a fare la differenza e a garantire una perfetta sintesi del prodotto su scala industriale".

"Un progetto che abbiamo seguito recentemente in tutta Europa, per tutti i 3000 concessionari FIAT, Alfa e Lancia progettati dallo studio GTP, prevedeva di prendere il concept dell’architetto e farne un prodotto, lavorando con i materiali più disparati, dai pannelli in alluminio alveolare, laccati o imbottiti, ai vetri speciali curvi per i moduli espositivi, alle pellicole adesive della 3M. Per noi è stata una bella sfida ma anche una soddisfazione nel mettere in campo una esperienza adeguata a gestire referenti diversi, assemblare materiali eterogenei che non rientrano nella nostra specifica"


Quale è il potenziale di queste vostre conoscenze se messo a disposizione degli ambienti di lavoro?

"Oggi con l’avvento dello Smart working, vengono moltiplicate all’infinito le tipologie degli ambienti di lavoro. E’ interessante notare come l’architetto a volte si trovi con difficoltà a dover gestire arredi mixando una miscellanea di prodotti da diversi fornitori. Nessuno o quasi riesce a garantire un prodotto dalla A alla Z, e questo complica e ingigantisce anche la gestione amministrativa della commessa oltre alle tempistiche della fornitura. Si perde inoltre uniformità di disegno e stile, così come si perde la possibilità di dialogo uno a uno. Noi rispondiamo, come nel caso del progetto BNL a Roma firmato dall’architetto Paolo Mantero, o a Milano per lo studio Gensler con la Banca Popolare di Milano, rispondendo e assumendo in toto la gestione del progetto e delle sue esigenze. Siamo intervenuti con le nostre collezioni e, dove queste non arrivano, abbiamo creato soluzioni su misura seguendo la visione del progettista, aggiungendo la ricerca esterna, lo scouting di forniture speciali e la possibilità di produrre qualsiasi forma internamente
Questa capacità di rispondere agli architetti diventa ancora più importante perché in Italia non riescono a trovare un’unica azienda come Estel che possa concretizzare il concept richiesto con tutte le nuove aree e funzioni richieste dallo Smart Office".

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