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Il lavoro ibrido non uccide l’ufficio, gli dà nuova vita

Perché tornare a lavorare in ufficio? È una domanda che si stanno ponendo in molti dopo due anni di pandemia. Del resto, questo biennio ha rivoluzionato il modo di lavorare, imprimendo una poderosa accelerazione al cambiamento. E, in certi casi, ha portato a rimettere in discussione le priorità, cercando un miglior equilibrio tra vita professionale e sfera privata. Come emerso in un precedente articolo, oggi la nuova normalità si chiama lavoro ibrido. Un mix di attività da remoto e in presenza destinato a integrarsi sempre più anche grazie alle nuove tecnologie. L’evoluzione è destinata a non fermarsi e le aziende devono saper tenere il passo.

Flessibile è meglio

La sfida, per le imprese, è assai ambiziosa: fornire ai dipendenti un’esperienza lavorativa quanto più personalizzata. Del resto, come evidenzia una recente indagine del Gensler Research Institute, le esigenze dei lavoratori sono cambiate. La parola d’ordine è diventata flessibilità. Flessibilità nella gestione del proprio tempo, ma anche flessibilità degli spazi di lavoro. Questi ultimi dovrebbero spiccare per:

Per arrivarci è essenziale (ri)definire l’identità aziendale, ascoltando anche la voce dei dipendenti. In questo modo si evita di ritrovarsi con ambienti moderni e bellissimi, ma poco pratici per gli utilizzatori.

Un ufficio, tanti mondi

Spazi più funzionali passano per un layout flessibile, capace di adattarsi a diversi utilizzi e utenti differenti. E, al contempo, in grado di coniugare sicurezza e accoglienza. È quel che si propone di fare la collezione Estel Italian Smart Office: soluzioni d’arredo per migliorare produttività e benessere. Ciò significa poter disporre, per esempio, di:

  • zone dedicate al networking, tra riunioni e sessioni di brainstorming;
  • area per la privacy e per lavori ad alta concentrazione.

È essenziale tener conto in fase di progettazione anche dei momenti ricreativi. Da questo punto di vista, i moderni ambienti di lavoro si arricchiscono sempre più di spazi riservati al relax e alla socializzazione, come sale pranzo, palestre o aree verdi. Pensare a zone dedicate non vuol dire per forza parlare di ampi spazi. Vi sono, infatti, soluzioni, come le pareti divisorie mobili, che consentono di rimodulare lo spazio a seconda delle esigenze lavorative che si presentano.

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Smartness e sostenibilità

Il ritorno in ufficio non vuol dire, dunque, ritorno al passato. L’hybrid work, per natura, non impone la presenza contemporanea in sede di tutto il personale. Di conseguenza, viene meno il bisogno di predisporre una scrivania per ogni singolo dipendente. Insomma, addio alla scrivania “di proprietà”. Oggi sono disponibili app per smartphone che permettono, a chi desidera recarsi in ufficio, di riservare una postazione. Se necessario, scegliendone persino una vicina ai colleghi con cui si dovrà collaborare.
A proposito di tecnologia, anche l’intelligenza artificiale dà il suo contributo. Rendere il posto di lavoro un luogo più efficiente, produttivo, inclusivo e piacevole da vivere passa attraverso piccoli ma non banali accorgimenti. Dai sensori che regolano in altezza la scrivania per migliorare l’ergonomia a quelli che contengono il carico dei condizionatori quando l’ufficio non è occupato. Passando per finestre che veicolano in automatico l’ingresso della luce in base alle condizioni climatiche.